URTO CONTRO “L’UNGULATO”

La maggiore sensibilità che si è venuta a creare negli ultimi anni verso la natura e gli animali, ha portato a un incremento della fauna selvatica che può costituire problemi quando gli animali si avvicinano ai centri abitati e alle infrastrutture create dall’uomo.

È notte fonda. Stiamo tornando a casa dopo una giornata intensa di spazi verdi, laghi color piombo e montagne imponenti che in alcuni punti stringono la valle come in una morsa. Stiamo parlando della Valchiavenna e la strada in questione è la statale n. 36. Per chi è abituato agli spazi aperti, luminosi, quella valle è opprimente, tetra, quasi minacciosa. In questa notte buia, anche la poca luce della luna sembra rifiutarsi di entrare. La strada deserta scorre rapida sotto i fari dell’auto che illuminano un unico punto ben definito: la riga continua di mezzeria, solo lo stereo tenuto alto di volume ravviva l’atmosfera, scacciando il senso d’inquietudine. All’improvviso i fari posteriori di un’auto in lontananza s’illuminano, rallento e aguzzo la vista prestando maggiore attenzione a quello che succede davanti a me. Ci troviamo in un punto isolato, lontano dalle abitazioni, dove le montagne si allargano lasciando spazio ai prati. Intorno a noi un buio inquietante. Raggiungo l’auto che nel frattempo si è quasi fermata. Mi sto chiedendo perché abbia rallentato così bruscamente quando all’improvviso una sagoma scura appare nella fioca luce laterale dei fari: è un giovane cervo che si muove nervoso sul ciglio della strada con evidente intenzione di attraversarla. La presenza di animali ungulati non è certo una novità in quel tratto di strada, tant’è che sono segnalati da cartelli, anche luminosi per cui la gente del luogo sa come comportarsi (o almeno dovrebbe). Questo articolo è possibile leggerlo sul numero novembre/dicembre di ioCarrozziere.

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