La nuova industria dell’automotive: 200 miliardi e oltre il 10% del PIL.

Gli italiani preferiscono la propria auto, ma sono aperti alla sharing mobilità. Due italiani su tre si spostano con l’auto privata ma 1 su 2 la vorrebbe ibrida o elettrica. Il 19,4% dei consumatori italiani ha usato almeno una volta il car sharing

L’automobile ha rappresentato il motore del progresso e dello sviluppo industriale nel secolo scorso, contribuendo alla crescita sia economica che sociale e influenzando la forma delle moderne città occidentali. Oggi, con la crescente urbanizzazione, l’aumento della mobilità nei centri urbani (in cui entro il 2050 vivrà oltre il’60% della popolazione mondiale, l’80 in Europa) e con l’avvento delle nuove tecnologie, il comparto dell’automotive sta attraversando una rapida metamorfosi e i costruttori automobilistici e i player dei trasporti devono ripensare il loro modello di business per adattare l’offerta alle nuove esigenze di mobilità dei consumatori. Sharing economy, elettrico, auto connesse, autonome e integrazione dei trasporti, ingresso di nuovi player provenienti da settori diversi: sono tutti fattori che stanno cambiando profondamente il mercato. Si calcola, ad esempio, che nel mondo entro il 2030 più del 35% dei km saranno percorsi su mezzi condivisi e nel 2025 il mercato dell’elettrico legato alla mobilità varrà 2,4 trilioni di dollari. Parallelamente si assiste allo sviluppo di un nuovo contesto di mercato complesso, con la convergenza di settori diversi e nuovi player che richiedono un’accelerazione degli investimenti in processi di Business Innovation. Per il 2018 si stimano nel mondo 21 miliardi di investimenti in start up che offrono servizi di mobilità.

Il settore Automotive in Italia

Il cambiamento sta investendo anche il mercato domestico della mobilità, basti pensare che in Italia, entro il 2020, l’80% delle auto sarà connessa e capace di scambiare dati con l’esterno. Dichiara Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia e Managing Partner dell’area Mediterranea: “Si calcola che in Italia il mercato automotive esteso ai servizi di mobilità valga 200 miliardi di euro, di cui 91relativi al settore auto in senso stretto e il resto agli altri servizi di mobilità. Un valore che rappresenta oltre il 10% del PIL italiano. Si capisce quindi come la trasformazione in atto sia una straordinaria opportunità di crescita per il nostro Paese, che richiede la cooperazione di tutti i player, pubblici e privati”.

I driver della mobilità

Nella scelta della modalità di spostamento gli italiani, a meno che non siano vincolati dalla mancanza di alternative (18,1%), guardano soprattutto alla comodità (54%), alla libertà (23,7%) e alla velocità (23,6%). Il tema dei ritardi incide per 8,5%, mentre nella scelta di come muoversi i nostri connazionali considerano anche fattori quali l’impatto ambientale (2,5%) e la sicurezza (il 2,3% si preoccupa dell’incolumità personale e lo 0,5% valuta il minor rischio di incidenti).

Dalla ricerca emerge comunque che i nostri connazionali sono disponibili a cambiare abitudine per una soluzione più funzionale ai propri spostamenti, anche fornita dai mezzi pubblici: il 27,4% è disposto ad utilizzarli se sono comodi per il precorso che devono compiere, il 21,7% in caso di comodità d’orario o di prossimità alla propria abitazione e al luogo di lavoro.

La scelta dell’auto

Dalla ricerca EY emerge che gli italiani prediligono ancora l’auto di proprietà (66%), ma la metà sceglie un’auto a minor impatto ambientale, ibrida (32,6%) o elettrica (17,4%). Inoltre il 18% adotta le nuove modalità proposte dalle case automobilistiche.

Ormai solo il 14,2% sceglie un’auto a benzina e il 23,2% un mezzo diesel.

Modalità alternative di spostamento

Il report EY rivela che gli italiani stanno cominciando a sfruttare le nuove opportunità di spostamento offerte dai servizi di sharing mobility: il 19,4% usa il car sharing, l’8,1% il bike sharing, il 2,3 il car pooling e lo scooter sharing. Un trend destinato a crescere, anche se il 14,7% non ha ancora servizi di mobilità condivisa nella propria zona.

Chi utilizza servizi di sharing mobility lo fa prevalentemente per spostamenti legati alla gestione del tempo libero (71,4%) o per andare al lavoro (24,5%).

Gli italiani sono però consapevoli del bisogno di una mobilità più “moderna”, sia per migliorare la mobilità attuale (61,5%) sia per incrementare il lavoro da casa e riorganizzare la mobilità sulle esigenze di spostamento (17,1%) sia per differenziare gli orari di ingresso a scuola e al lavoro e adeguare le esigenze di spostamento (13,6%).

 

 

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