Carrozzeria, che cosa fare?

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In questi giorni i virologi ci stanno dicendo che il picco del Coronavirus deve ancora arrivare e ci suggeriscono di stare a casa perché esiste un’elevata possibilità di contagio. In una situazione del genere non è facile, per chi ha un’attività, prendere delle decisioni. La rivista ioCarrozziere, sempre attenta alle problematiche della categoria, sta cercando di trovare delle risposte a alle domande che gli operatori della riparazione si pongono da due settimane: che cosa faccio con la mia carrozzeria? La apro o non la apro?

Partendo dal presupposto che il Decreto del Governo dello scorso 11 marzo ed i successivi aggiornamenti non prevedono l’obbligo di chiusura dell’attività di autoriparazione, credo che ognuno di noi debba fare scelte coerenti con la propria coscienza. Siamo noi i primi responsabili delle nostre azioni, quindi, dobbiamo prendere delle decisioni, anche quando sono difficili.

Un aiuto può venire dai contratti stipulati con flotte, società di trasporto, comuni, municipalizzate, i quali, prevedono anche l’obbligo della reperibilità. Si è a disposizione della propria clientela, che potrà chiamarci nel momento del bisogno, e noi dovremo rispondere.

Parlando al telefono con i titolari delle carrozzerie (solo ieri ne abbiamo sentiti una quarantina) ho notato che le decisioni sul da farsi vengono quasi sempre prese chiedendosi che cosa possano pensare gli altri, soprattutto i concorrenti. È il classico modus operandi, tutto italiano: lo faccio perché lo fanno gli altri! Perché mi vedono e sanno che sono aperto e, quindi, lavoro e mi “dovrebbero” pagare. Anche in questo caso, però, siamo noi i responsabili degli impegni presi a prescindere dalla grave situazione del momento! In questi giorni tutti stanno dimostrando che l’Italia è sempre più unita e anche i nostri politici si stanno attivando - chi più chi meno - per farci capire che il Coronavirus non è uno scherzo.

Delle centinaia di telefonate fatte in questi ultimi giorni vi riporto un dato: quasi il 60 per cento delle carrozzerie ha chiuso (solo ieri quasi l’80 per cento). Quelle che sono rimaste aperte, lo hanno fatto per ottemperare agli impegni presi con enti e/o flotte.

A chiusura riporto le parole di un amico, che è anche il rappresentante di una parte degli autoriparatori italiani:

“Sono un giovane imprenditore dell'automotive 73enne, con un po’ di esperienza, e ho chiuso l'officina. Per la prima volta, nella mia lunga carriera lavorativa, ho preso questa decisione. L'ho presa, dopo essermi confrontato con i miei collaboratori, dopo esserci guardati negli occhi, dopo una franca e decisa discussione, considerando le sensibilità di ognuno. Ho fatto la scelta giusta? Non saprei. Il momento è estremamente delicato, non ricordo mai d'aver vissuto situazioni come questa. Ne usciremo? Da inguaribile ottimista, gli artigiani notoriamente lo sono, dico di sì. Continueremo ad essere la spina dorsale del Paese, senza se senza ma. Comunque la pensiate, auguro buon lavoro e un in bocca al lupo a tutto il paese”. Franco Mingozzi CNA Autoriparazione.

Mettiamo in primo piano la salute nostra, dei nostri collaboratori, dei clienti e di tutti i cittadini.

#insiemecelafaremo #distantimauniti #andràtuttobene

 

 

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