Il Coronavirus e la Carrozzeria

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Sono passate quasi un paio di settimane dalla notizia dei primi focolai di Coronavirus “scoppiati” nelle province di Padova, Piacenza, Lodi e Cremona.Qualche giorno fa, inoltre, l’aggravarsi della situazione generale ha fatto sì che l’intera penisola diventasse zona protetta.

Mentre vi sto scrivendo, abbiamo appena avuto il bilancio della Protezione civile: 8.514 i malati (+529 in un giorno) e 631 morti (+168 rispetto a ieri). Tutto sembra fermarsi: gli ospedali sono in sofferenza, le amministrazioni hanno quasi tutte chiuso e ridotto il personale, i centri commerciali sono presi d’assalto a qualsiasi ora del giorno e nelle città, di tutta la penisola, la circolazione sembra essersi ridotta in maniera drastica. Premesso che la salute va tutelata anche a costo di fare sacrifici, dobbiamo però organizzarci per reagire quando la situazione migliorerà. La speranza è che possa accadere già per la metà di aprile, ma gli esperti dicono altro.

Nel frattempo, che cosa stanno facendo gli attori della filiera geograficamente coinvolti? Quasi tutti gli operatori hanno notato un rallentamento delle attività. “Le precauzioni sono importanti – ci racconta il responsabile di un colorificio milanese in attesa di capire che cosa deciderà di fare il Presidente del Consiglio, Giusepe Conte- soprattutto per chi ha contatti con le persone. Noi abbiamo comunicato ai nostri dipendenti le misure da adottare a tutela della salute come: lavarsi spesso le mani, coprirsi bocca e naso quando si starnutisce, pulire le superfici con disinfettanti a base di alcool e cloro. Cerchiamo di far stare a casa le persone seguendo una logica turnazione… ma vogliamo anche offrire un buon servizio ai nostri clienti”.

Fabio Porro di Auto180 ci ha raccontato che le carrozzerie in contatto con lui stanno subendo un calo del lavoro e che alcune di queste, appena smaltiranno le ultime consegne, chiuderanno per qualche giorno sperando in un miglioramento della situazione.

Pietro Crotta titolare dell’omonima carrozzeria e referente del Consorzio Autoriparatori Riuniti di Monza/Brianza si dichiara ottimista, ma vede anche un settore in crisi che, già dal mese di febbraio, sta risentendo di perdite economiche a seguito del calo di lavoro. Il Coronavirus ha amplificato questo trend, per questo diversi suoi colleghi si stanno affidando alla cassa integrazione straordinaria…

Renato Esposito direttore CORITALIA ha la sensazione di vivere in una situazione surreale e nel suo tragitto casa-ufficio non vede nessuno in giro. “Il lavoro –sottolinea Esposito - è in calo e circa una carrozzeria su quattro ha annunciato una chiusura straordinaria nei prossimi giorni. Non essendoci mobilità il rischio di incidenti cala e quindi non ci sono auto da riparare”.

Giuseppe Pace, Presidente Nazionale di Confartigianato Carrozzieri e titolare di un centro riparazioni a Genova, ha deciso di chiudere per due settimane e ha richiesto incentivi statali per pagare la cassa integrazione ai propri dipendenti. Anche le riunioni di Confartigianato al momento si stanno svolgendo in videoconferenza, perché l’idea è quella di seguire scrupolosamente le direttive ministeriali volte a ridurre la diffusione del contagio.

Anche alcune delle carrozzerie interpellate telefonicamente in quest’ultima settimana hanno confermato un calo vertiginoso del lavoro proveniente anche da quelli che sono clienti fondamentali per la loro attività come le flotte, le assicurazioni, le banche etc.

Che cosa fare quindi? Aspettare le prossime ora prima di prendere ufficialmente la decisione finale, pur sapendo che - forse- la scelta migliore è quella di rimanere chiusi. Le associazioni di categoria, intanto, sembra che abbiamo fatto richiesta dello Stato di crisi del settore.  Al prossimo aggiornamento.

 

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